Pendragon


Ho impiegato un mese esatto prima di decidermi a scrivere la recensione di ‘Love over fear’, ultima fatica discografica dei Pendragon di Nick Barrett.
Ho ripassato a memoria, cronologicamente, ogni singolo album di questo artista straordinario; da ‘9:15 live’ del 1986 (‘The world’ del 1985, non riuscii a trovarlo subito, a causa dell’antica avversione dell’industria discografica per il Progressive) a ‘Man who climb mountains’ del 2014: dieci album in studio, più nove live, e DVD di concerti.
Ho assaporato ogni singola nota di questo nuovo Cd, e ogni volta mi son ritrovato al punto di partenza: questo è un grande album, dove però ogni singolo brano viene spazzato via dal vero Capolavoro scritto da Barrett: ‘Eternal light’.
Ecco, Love over fear sarà ricordato come il disco che contiene Eternal light, un brano pazzesco dove alberga tutta la scienza del chitarrista. Otto minuti di Paradiso, di intuizioni, di intensità, di tutto il meglio che la Musica ti può regalare. Otto minuti di bellezza, di magìa, di emozioni che solo il Progressive Rock sa offrire.
Tanti anni fa, prima di un concerto a Stazione Birra, a Roma, andai a ringraziare Barrett di tutti i brividi che era riuscito a impiantarmi: “Thank you for your music”, ero riuscito a cavar fuori dalla bocca, emozionatissimo nel trovarmi di fronte a uno dei miei idoli chitarristici, erede di Andrew Latimer.
Ancora oggi ti ringrazio per la tua Musica, mai scontata, mai una pennellata fuori posto, un colore sbagliato. Più in là scriverò un articolo sull’intera discografia dei Pendragon, ma qui è necessario parlare, e poi riparlare, e poi parlare ancora di Eternal light, che andrebbe ascoltata mille volte, in cuffia/in macchina/in salone col volume più alto possibile. Un Capolavoro, appunto, come solo chi sa comporre Musica può creare. E’ il trionfo del Progressive, con tutta la forza che questo Genere musicale sa sprigionare. Eternal light è la luce, stavolta vicinissima, che si fa largo tra le ovvietà, lo squallore musicale odierno, che non sa emozionare, solo far casino. E’ la bellezza del genio contrapposta a un mare di saltimbanchi chiamati musicisti.
E’ la Musica più bella che si possa mai ascoltare.
Un’occhiata al resto dell’album, perchè trattasi di grandissimo album, il migliore dai tempi di ‘Not of this world’ (2001): si parte con ‘Everything’ dove, come è tradizione dei Pendragon, si percorrono in breve tutti i segmenti che saranno poi, via via, sviluppati nei seguenti singoli episodi. Quasi un nuovo inno al Progressive Rock, l’inizio della battaglia. Solare, ritmato.

https://www.youtube.com/watch?v=ueHXDMKe0v4
L’episodio successivo è la più bella ballata che sia stata scritta negli ultimi anni: ‘Starfish and the moon’ è qui riproposta al solo piano da Barrett, in una toccante versione, che più profonda non si potrebbe
https://www.youtube.com/watch?v=wY8n2tReCqw
Non c’è niente da fare: i Pendragon tornano solo quando sanno di poterti emozionare, altrimenti restano a riposo. In fondo, dieci album in 30 anni di carriera significano che ‘si esce’ solo quando si hanno molte cose da condividere.
In ‘Truth and lies’ prosegue il viaggio introspettivo del chitarrista inglese. Tra tastiere sognanti e arpeggi liquidi, il risultato è ancora una volta ottimo. Delicato, ben suonato, con l’assolo finale che ti ruba gli orecchi. I suoi assoli, quanto di più Latimeriano possa esistere:
https://www.youtube.com/watch?v=afoy6ODe8_Q
‘Who really are we?’ si pone ai confini di Indigo, con tentazioni hard progressive di buona fattura, mai estenuanti.

Il tutto accompagnato da un trionfo di assoli a la Pendragon che rendono il tutto più confortevole, già sperimentato e quindi riconoscibile. Il loro copyright.
La chiusura è affidata a ‘Afraid of everything’, altro brano bellissimo, tra i più ispirati della produzione del Drago.
In conclusione, un disco da 8/10. Peccato che ogni brano, seppur bellissimo, sia confinato nell’ombra se paragonato ad Eternal light, che ascolti mille e più volte, senza stancarti mai. Che ami, senza condizioni. Che ami come ami i Pendragon, da sempre. Da quando ‘The voyager’ fece capolino nel tuo stereo, a raccontarti la Musica.
Qui Eternal light, non l’originale, ma la riproposizione live del nuovo batterista della Band, il grande Jan Vincent Velazco. Chiudete gli occhi e aprite le braccia: c’è da accogliere il più bel brano da ‘The leavers’ (Marillion) ad oggi

https://www.youtube.com/watch?v=ixSdvQLfBV4





Supper’s Ready illustrato

Lui è un giovane Artista di New York, di cui non so molto di più: prende uno dei Capolavori della Musica di ogni tempo di una delle 3 Band più grandi di tutta la Storia del Rock, e lo illustra.
Mai un artista aveva illustrato così bene un brano di Prog.
Il Brano, la Suite per eccellenza insieme a ‘Close to the Edge’ degli Yes e a ‘Thick as a brick’ dei Jethro Tull è da 1000/10, ingiudicabile, troppo oltre la capacità creativa delle altre Band di tutti i tempi. Lui gli regala l’amore che sente ogni volta che lo ascolta.
Miti, loro. Grandioso, lui.
Anzi: Lui, con la maiuscola.


https://youtu.be/e4HfFwVy-h0

Il ‘problema’ è che, dopo aver ascoltato Genesis o Yes, non riesci ad ascoltare più nulla.