Andreas Vollenweider

Andreas Vollenweider da Zurigo è stato il più famoso arpista di musica moderna che io abbia conosciuto. Nel Rock, già in precedenza, Jon Anderson degli Yes aveva inserito assoli di arpa in ‘Awaken’ (1977), o nel suo album solista ‘Olias of sunhillow’ (1976), ma è lo svizzero che ne farà lo strumento principale di tutti i suoi dischi. Fusion che non ha origine nel funky, nel jazz, nel blues, ma piuttosto nella musica classica. Considerato New Age, ma solo da chi ha un approccio disattento alla Musica, per chi il pentagramma rappresenta un sottofondo senza alcuna importanza.
Nel 1981, al suo secondo tentativo, pubblica ‘Behind the gardens – Behind the wall – Under the tree’, ed è già uno spettacolo

E’ una musica che ti accarezza, le corde scivolano via come pentagrammi verticali in cerca di favole da raccontare, sin dalla title-track, ora rassicurante, ora ritmata da farti rimbalzare dalla sedia.
https://youtu.be/RNHJdHkBLS8
Dopo anni di oscurantismo musicale ad opera del punk, la forma musicale (e qui potrebbe starci benissimo una pernacchia) più schifosa e becera mai apparsa sulla Terra, tanta solare creatività sembra uscita da Marte, inaspettata e rivitalizzante.
E poi ‘Pyramid – In the wood – In the bright light’, plaid sul prato, gli occhi al cielo
https://youtu.be/_FTnF_Q9dO0
e ‘Sunday’ un Capolavoro di due minuti, l’apice creativo. A bocca aperta, immensa, tutto il resto sembrerà meno importante
https://youtu.be/BmQTS0yjU9w
ma ‘Hands and clouds’ appare dopo la pioggia di ‘Afternoon’ a rasserenare l’ambiente, in un nuovo incrocio di note apparse dal nulla, sussurrate.
Mezz’ora è volata. E allora metto sul piatto ‘Caverna magica (Under the tree…in the cave…)’, album del 1983, e il discorso prosegue, anche se la bellezza non sorprende più. ‘Caverna magica’ dà il benvenuto, ma è ‘Mandragora’ che ruba l’orecchio, prima semicantata, poi ricamata splendidamente dall’arpa

https://youtu.be/ySnkDKXSA4c
E’ Musica, finalmente Musica, che spazza via tutto, depurativa, e Dio solo sa quanta merda di punk c’era da spalare, in quegli anni.
Poi, l’eleganza di ‘Belladonna’, con le sue cadenze sudamericane: un connubio di stili che non potrebbero coesistere, eppure…

https://youtu.be/i4Cln-HNkgc
e ‘Geastrum coronatum’ che infila l’ultimo tassello, altro gioiello
https://youtu.be/mtZVJK8uk-s
Nel 1984 esce ‘White winds’, e forse un solo anno per scrivere nuovo materiale è poco anche per un grande artista come Vollenweider.
Per fortuna, nel 1986 esce ‘Down to the moon’, e rimette le cose a posto
:
‘Steam forest’ è la nuova sorpresa, di un’eleganza da leccarsi l’amplificatore
https://youtu.be/rhWAEW172Xo
mentre in ‘Silver wheel’ c’è tutta la gioia dei tuoi momenti felici.
https://youtu.be/j1CwY2XgLJQ
immenso Andreas.
Basterebbe così, ma decide di regalarti la parte più bella dell’album, di dividerti il petto con ‘Drown in pale light’ e ucciderti definitivamente con il Capolavoro ‘The secret, the candle, and love’, da ascoltare entrambe in rapida successione, per comprendere meglio lo spessore di questo Artista:

https://youtu.be/SvErT3qMxOo
https://youtu.be/1cR_313C4RQ
E’ il Paradiso musicale, di un genio col cuore grande quanto il Colosseo.
Pazzesco Vollenweider.
Devi spegnere lo stereo, non puoi ascoltare altro.

‘Dancing with the lion’ (1989) non è un grande album, anche se il brano che dà il titolo all’opera merita la citazione.
Nel 1991, quando pensi che l’Artista abbia già dato tutto il possibile, viene alla luce ‘Book of roses’, e siamo di nuovo dalle parti dell’estasi.

In questo concept-album Vollenweider si reinventa, esplorando tutto ciò che non aveva visitato nelle opere precedenti e migliorando, se possibile, le soluzioni degli altri dischi.
A cominciare da ‘Morning at Boma Park’, in un trionfo di ritmi alternati. Pianoforte, flauto, batteria, l’immancabile arpa, tastiere, chitarre distorte in un gioco di luci stupefacente

https://youtu.be/Ondl3iDr0RU
‘Book of roses’, altro spartito di inestimabile valore.
https://youtu.be/RUBVcwkfFP0
…e poi ‘In Doga gamee’, introduzione al Grand Piano, per un brano che di strepitoso ha tutto. Che prima ti rapisce, e poi ti invita alla danza.
In stile Patrick O’ Hearn dei tempi migliori.
Volume al massimo, please

https://youtu.be/79RtTdZz5N0
Sublime.
Il coro di ‘Passage to promise’, che sfocia nell’arpa del Maestro, è altra creazione pazzesca, così come ‘Chanson de l’heure bleue’, la poesia.
https://youtu.be/du7Bgmk_GeQ
https://youtu.be/G30nUBKNWMk

Poi ‘Hirzel’, il nuovo Capolavoro, che ad ogni ascolto sa rendersi migliore. Tutta la sensibilità di cui l’Uomo è capace.
https://youtu.be/P0OG6K6bbpA
Potrebbe chiuderla qui, c’è già abbastanza materiale che altre band userebbero per pubblicare quattro dischi, ma non gli basta ancora: inanella ‘Jours d’amour’ e ‘Letter to a young rose’, che chiudono il disco più bello e completo della carriera di questo straordinario compositore.
La prima, un arpeggio di chitarra acustica che ricama un cantato ispiratissimo
https://youtu.be/E2lpAEeeGZ0
La seconda, un lento preludio di arpa e chitarra classica che ti portano alla felicità finale. Di possederlo, un disco così.
https://youtu.be/K4rb5x9u6_A
Purtroppo, negli anni seguenti Vollenweider non riuscirà a raggiungere più questi livelli, pubblicando comunque brani di indubbio valore e rara bellezza, ad esempio ‘Stella’ – che un orecchio attento non avrà difficoltà ad associare al brano di una band italiana pubblicato, guarda caso, nello stesso anno – tratto dall’ottimo ‘Cosmopoly’ (1999):
https://youtu.be/wiZ1EFwENW4
Stesso ritornello…
‘Helle Chelle’, altra divertente intuizione:

https://youtu.be/HKfzG8rhBs8
‘Hey You, Yes… You! (At the Gate of Sound)’ del 2003:
https://youtu.be/hUK0TOUzPhg
Dal 2009 non incide più album a suo nome, ma basta il suo passato per illuminare ogni ascolto futuro.
Sono io, stavolta, a dedicarti un tuo brano. A risentirci, Maestro.

https://youtu.be/b76Z5due5Go

Scott Cossu

Considero il jazz una sorta di deviazione mentale: prendere sette note e seviziarle fino a renderle tutt’altro, irriconoscibile e diagonale.
Grazie all’opera dell’americana Windham Hill, negli anni Ottanta soprattutto e con i risultati migliori, fu possibile allargare gli orizzonti sino ai confini dell’apprezzabile, in alcuni casi persino sublime.
Prima e dopo Switchback l’americano Scott Cossu produrrà album che non passeranno alla storia, ma questa disco resta il suo gioiello, la vetta della sua carriera: classica, jazz, fusion mescolati con estrema eleganza, a volte introspettivo, in altre sereno, comunque splendidamente ispirato.
Già dall’avvio del disco si capisce che il viaggio sarà colorato, profumato, e quando si passa dalle parti di ‘Country faire’ si ha la conferma che i colori scelti sono quelli giusti
https://youtu.be/w53VXXRttuw Bellissima.
La seconda facciata regala tutto il meglio che l’autore può tirare fuori dal cilindro: ‘Manhattan underground’ è una meraviglia
https://youtu.be/7pJmnhDsDRA
‘A child’s eyes’ (Jenny’s song) è il Capolavoro dal quale non puoi prescindere: pianoforte, archi, chitarra, in una orchestrazione che ti lascia senza forze, vinto.
https://youtu.be/2Mz-JKNO3Lk
Uno dei brani di New Age (termine impuro e quanto mai inappropriato) più belli mai ascoltati.
Disco gradevole, in alcune tracce profondissimo.
‘Last snow’ è una nuova sorpresa, un nuovo colpo al cuore.
https://youtu.be/XaRXviCHMvY
…e poi ‘Beyond the looking glass’, per confezionare meglio il regalo.
1989, un anno fondamentale e sublime. Anche per merito di questo disco.
Voto: 8/10