(il) Baricentro

Questo è l’album più bello scritto da una Band italiana, insieme a Prime impressioni della Premiata Forneria Marconi.
Ci si trova dalle parti di classica/jazz/fusion miste ad originali contaminazioni mediterranee. Baresi, esordiscono con ‘Sconcerto’ nel 1976, ma è due anni più tardi che mettono a segno il loro colpo migliore, dando alle stampe questa meraviglia. A volte descrivere la Musica migliore serve solo a rovinarla.
Come sempre poltrona, cuffia, oppure altoparlanti al massimo volume, in salone: cominciano 30 minuti spettacolari.
1) Karwan

apre le danze. Solare come il Prog sa essere , se vuole.
https://youtu.be/P33PmD1uNJw
2) Trusciànt
espone al pubblico tutti gli ingredienti di cui la Band dispone. Sembra una lezione di composizione, tecnica ed esecuzione.
https://youtu.be/ywLvWpOkAOc
3) Falò
è semplicemente stratosferica
:
https://youtu.be/eD_VkTWTnXs
4) Akua
https://youtu.be/QMziMBJiqD8
Diamante, sconsigliata a i deboli di cuore, chiude il primo lato più bello mai scritto in Italia.
5) Font’amara è il brano centrale del secondo lato, altro gioiello creato dai fratelli
Boccuzzi. Intarsio di Prog, Modern Classical, su una vetta che nessun’altra Band italiana raggiungerà più.

https://youtu.be/FRK4p4o9qSU
Voto: 9/10

Canterbury, Kent

Allora: si prende una carta stradale del Regno Unito, si dirige l’indice su di un punto prossimo al mare, preferibilmente in basso a destra, si spinge un pulsante immaginario su Canterbury e in automatico si accenderà il nome di Richard Sinclair.
Dapprima chitarrista occasionale dei Wild Flowers, autori di alcuni singoli negli anni Sessanta, fondatore autore e bassista dei magnifici Caravan, nel 1972 – dopo la pubblicazione di Waterloo Lily – fuoriesce dalla band e forma gli Hatfield and The North, gruppo che sta a metà tra il Progressive e il Jazz Rock, un originale connubio al quale presterà anche il suo splendido cantato.
Nel 1974 gli Hatfield esordiscono con l’album omonimo, ma è nell’anno seguente che realizzeranno uno dei dischi più belli della Storia del Progressive Rock, The Rotters’ Club.
Qualunque aggettivo si provi ad associare a quest’album ne diminuirebbe l’impatto, la profondità, l’eleganza.
L’iniziale, pazzesca Share it, dove giganteggia Dave Stewart (Egg) nel suo assolo centrale,

https://youtu.be/DoXrRsGroGs

Lounging there trying, cesellata dalla chitarra di Phil Miller, la meravigliosa Fitter stroke has a bath

https://youtu.be/bo5a2txYqTc

che Sinclair accarezza col suo cantato mai così ispirato, e Didn’t matter anyway, il Capolavoro che non si può dimenticare, neanche a 45 anni dalla sua pubblicazione

https://youtu.be/RgYHLNffXF0


Disco impossibile da spiegare: girare la chiave della porta, poltrona e cuffia al massimo volume. Occhi chiusi, possibilmente.
Nel 1977 Sinclair sostituirà Doug Ferguson nei meravigliosi Camel, prestando voce e basso alla band di Andrew Latimer per ‘Rain dances’ e ‘Breathless’. Ma quella è un’altra Storia.


Voto: 8,5/10