The American Dollar

Anche il Post Rock, come tanti altri generi musicali, è diviso in categorie: c’è il Post più Rock e quello più orientato all’Ambient.
Nel secondo, gli Hammock la fanno da padroni da svariati anni, ma anche gli American Dollar (e i già recensiti Moonlit Sailor) sanno il fatto loro.
Autori di 11 dischi in studio, 1 live, e 6 Cd nei quali rivisitano i loro precedenti lavori (ai quali si aggiungono vari Best Of), questi due ragazzi statunitensi – il migliore Post Rock si produce negli Stati Uniti, la storia parla chiaro – non scrivono album indimenticabili, ma una serie di dischi nei quali sono presenti brani che lasciano il segno. Discutere di quale sia il miglior disco della band è impresa problematica; forse ‘Awake in the city’ del 2012 è il loro prodotto migliore,

anche perchè, all’interno del disco, sono presenti due dei brani migliori mai scritti dalla Band: ‘Heavy eyes ignite’ e ‘First day’, oltre a ‘Faces in the haze’ .
Un Greatest hits consigliato a chi preferisce i sogni:


1) Thompson – 2006

https://youtu.be/R1Q1vyAL4Qc

2) Supernova Landslide – 2007
https://youtu.be/k_LtUdMDNBk

3) Call – 2008
https://youtu.be/-cA39SLgIrU

4) Signaling through the flames (Ambient) – 2009
https://youtu.be/6feOt3hBOt4

5) The slow wait Part 1 (Ambient) – 2009
https://youtu.be/7dskYa1Vpfs

6) Time (Ambient) – 2009
https://youtu.be/hBZ1K62osDM

7) Equinox – 2010
https://youtu.be/Tl21hVaA0w8

8) Second sight – 2010
https://youtu.be/Od-jbI349Y0
Pazzesca

9) Heavy eyes ignite – 2012
https://youtu.be/RqjAF4m9fP8
(Ogni Band ha il suo Capolavoro: per gli American Dollar è ‘Heavy eyes ignite’.
Colpito al centro del cuore.)

10) First day – 2012
Altro Capolavoro, senza discussioni:
https://youtu.be/s6xdHeGOLnY

11) Faces in the haze (Ambient) – 2012
Meravigliosa
https://youtu.be/_m2S95epr5U

12) Thunder rising – 2018
https://youtu.be/0BTLK2F0c3A
E’ il ritorno ‘a casa’ dopo 6 anni e tanto girovagare tra antologie, rielaborazioni di brani già pubblicati, compilation incomprensibili.

Ad aprile 2020 pubblicano ‘Lofi dimension’ ma l’estasi è finita: non hanno più nulla con cui sorprendere. Restano i ricordi dei sogni, la purezza della loro combinazione di suoni, l’eleganza e l’esatta dimensione delle emozioni.
Un peccato, se non fossero mai esistiti.

God Is An Astronaut

…e il momento doveva arrivare, prima o poi: i God Is An Astronaut sono i Campioni del Mondo del Post Rock.
Non è certo dove sia nato e chi abbia composto il primo brano del genere, in quale anno, ma è indiscutibile che loro lo scrivono meglio, in un susseguirsi di album imperdibili, uno dopo l’altro.
Poca importanza ricostruirne la biografia, l’ascolto deve cominciare, e subito. Un rapido greatest hits di questa band irlandese che non ha eguali nel genere (riferire di tutti i brani belli è operazione impossibile, ci vorrebbe un’eternità).
L’esordio è del 2002, poche settimane dopo la nascita del gruppo.
Lost symphony‘ riassume ciò che è accaduto; le coordinate non ci sono, ognuno le pesca dove vuole, è una musica che fa fatica a definirsi.


https://youtu.be/VR0UXVhynmY


Nel 2005 sfornano All is violent, all is bright, all’interno del quale – tra le altre – c’è il brano più bello di Post Rock mai scritto, e che nessuno sarà in grado di riscrivere. ‘Forever lost’ è arte, intuito, emozione. Ti fa diventare seguace di un’intera flotta di band di cui non sospettavi neanche l’esistenza, e di una tipologia di Musica che non ti avevano mai raccontato. Ineguagliabile.

https://youtu.be/g9XpzfaMkrY

Mille ascolti, e mai uno uguale all’altro. Regina di tutto.
Potrebbero chiudere qui e si sarebbero già guadagnati la pagnotta.
Macchè: nel 2007 esce Far from refuge e sistemano in vetrina ‘New years end’ e ‘Beyond the dying light’. Si può spiegare il genio? Forse:


https://youtu.be/N2Dfg_9Fd1M

https://youtu.be/6Qb4GdqkWec

L’anno seguente è il turno dell’album a proprio nome, il terzo, ed è folle nella sua perfezione, omogeneo nelle proprie creazioni. Una boutique di pezzi pregiati.
La prima traccia è da urlo. ‘Shadows’. Ma non ci sono ombre.
Il Rock non è morto, prende strade differenti e ti colpisce ancora:


https://youtu.be/CXXwkzB5eoY

Non contenti gli affiancano ‘Post mortem’, ancora una volta nei pressi del capolavoro. Se avete un maglione vicino, lasciatelo al suo posto: i brividi sono solo il risultato dell’arte di questa Band. Pazzesca:

https://youtu.be/YQ2YCtHkCrk

e poi ancora ‘First day of sun’ e ‘No return’: delicata come può esserlo un pugno allo stomaco, la prima:

https://youtu.be/e0fIxqbDcx8

viva, brillante, serena, la seconda:

https://youtu.be/9Z-WQIrDAMQ

E’ uno dei due album più completi della Band, quello per cui vale la pena di recarsi al negozio di dischi più vicino, se ancora ce ne fossero.
Quando pensi che abbiano già dato il meglio, arriva Age of the fifth sun.
E’ il 2010, sono uscite vagonate di dischi di Post Rock, eppure ‘In the distance fading’ ti apre in due: questi irlandesi scrivono capolavori in continuazione, anno dopo anno:


https://youtu.be/wE0dhuDHy5w

A volte finiscono gli aggettivi, la cuffia sa essere un ottimo dizionario di sinonimi.
Tre anni ancora per scrivere il nuovo diamante: 2013, Origins è l’album più bello, al fianco di God is an astronaut. Le chiacchiere non contano, ‘The last march’ potrebbe essere l’inno di battaglia di un intero genere: rulli di tamburi, in un susseguirsi di frustate all’epidermide.


https://youtu.be/R2RwRpNNTPc

Neanche il tempo di riprendersi e parte ‘Calistoga’, velocissima, prima violenta poi quasi sussurata. Poi ancora veloce, quasi cantata.

https://youtu.be/BFZFrOkcSgc

Se hai bisogno di pause non passare da queste parti. Come si può restare sorpresi dopo undici anni di uscite meravigliose?
Ci riesce ‘Reverse world’:


https://youtu.be/ZqA9OXpENEg

Album perfetto, di quelli che non riesci a scrivere più, anche se la tua carriera dovesse durare mille anni; qua e là cantato, con l’ausilio dell’elettronica.
Talmente perfetto che non riusciranno a replicarne la bellezza.
‘Signal rays’, tanto per rendere più chiaro il concetto
:

https://youtu.be/wqFqbHQmEXw

Nel 2015 è la volta di Helios | Erebus e nel 2018 di Epitaph, già dal titolo rivelatore di una inaspettata crisi di idee.
‘Vetus memoria’, contenuto nel primo, è l’ennesimo grande pezzo: grandissimo, trascinante, elegante, brillante, cos’altro?


https://youtu.be/Aqh_xY2GyaA

‘Epitaph’ è il diamante del secondo Cd: il tappeto sonoro dei primi quattro minuti ti prepara al Capolavoro finale, quasi una And you and i moderna. E’ la promessa di un grande album che, in realtà, non viene mantenuta. Due pubblicazioni che non rendono merito alla Band di Forever lost, a chi ha spiegato il Post Rock meglio di chiunque altro.
Ai Campioni.


https://youtu.be/fm5gNUYFPs8

godisanastronaut.com , per chi volesse saperne di più.


Moonlit Sailor

Prima cosa: se scrivi un brano intitolato ‘Yes’ sei già a metà dell’opera, e questo successe nell’EP di esordio, dove misero in chiaro le cose: Post Rock melodico, brani di tre-cinque minuti, molte idee e poca voglia di fare la rivoluzione.
Quella Musica di note essenziali, quasi mai accompagnate dalla voce, che per essere apprezzata deve necessariamente essere deglutita in cuffia altrimenti si perde tra i rumori della vita, che sa trattenerti in un pugno, chiamata Post Rock, non l’hanno inventata loro, ma sanno scriverla meravigliosamente.


https://youtu.be/Huy-uKgmsBI


‘Waterfall’ sa spiegarlo molto meglio di me.
Nel 2009 danno alle stampe l’ottimo ‘So close to life’, dove primeggia la splendida ‘Hope’, ma è nel 2011 che scrivono la loro pagina più bella: ‘Colors in stereo’ è uno di quei dischi che devi possedere, e ascoltare quando hai bisogno di carezze. La title-track è la sommatoria di ritmo, emozioni, suoni cristallini, quindi euforia e raccoglimento, esaltazione e ripiegamento.


https://youtu.be/5ieVmSXVFNk


Ci sanno fare, e lo fanno in ogni album, benissimo.
E poi ‘Summer solstice’ che, inaspettatamente, inizia con una chitarra acustica, cosa rara per un brano di Post; le note, gocce scandite con rara sensibilità, che sanno inumidirti e poi toglierti le brutte pieghe, in un crescendo di effluvi sonori che solo una buona penna riesce a creare.


https://youtu.be/tFaBxU9sorw


Suoni di rara bellezza, composizioni fresche, ben allineate. Musica, mai rumore.
Nel 2014 confermano quanto di buono fatto tre anni prima, con l’ottimo ‘We come from exploding stars’, dove ‘Skydiver’ mette subito in chiaro che sono tornati, e non c’è voglia di arretrare


https://youtu.be/KPtkE9MpPn4


e ‘Into the fray’, breve gioiello di una rara collezione, arpeggi su letto di tastiere.
Stratosferica, l’aggettivo adatto.

https://youtu.be/A3Aa08aT9MA

Poi, la quasi conclusiva ‘4.15 a.m.’, chitarre semi Progressive, che credi interlocutoria ma esplode improvvisamente, solenne.
Poi, sei anni di mancate pubblicazioni, nessuna notizia di scioglimento: forse undici anni di mancata popolarità hanno causato la resa.
Sipario.