Sean Filkins

Sei un ottimo cantante di Cover band, hai partecipato a progetti marginali, nel 2004 ti chiamano i Big Big Train e canti per loro in ‘The gathering speed’ e nel successivo ‘The different machine’.
Un giorno, ti chiedono se hai del materiale tuo, e sorprendi l’intero mondo progressivo con ‘War and peace & other short stories’ (2011).

Resterà l’album più bello di Progressive Rock fino all’uscita di ‘F.E.A.R.’ dei Marillion.
Il ragazzo è cresciuto, dalla copertina visibilmente appesantito ma il disco, già al secondo ascolto, rapisce. Ti porta indietro di 30 anni, anche se i suoni sono tirati a lucido, pronti per nuovi appassionati.
Ci sono tutti gli ingredienti del Genere, per emozionare tutti quelli che hanno amato Yes e Genesis, per chi ancora non si dà pace del perchè il Prog sia improvvisamente divenuto un genere di nicchia, dalle folle oceaniche che lo ascoltavano nei 70’s.
L’apertura affidata a ‘The english eccentric’, con le tastiere che sembrano suonate da Wakeman. Velocissima, tecnica all’inverosimile, ti toglie il fiato.
E poi rallentata, da permettere a Filkins di farsi largo con la voce. Dave Meros al basso dev’essere un fan di Geddy Lee.

https://youtu.be/_lOCboGfJE8
Il finale di chitarra elettrica affidato al grande Gary Chandler (Jadis), è un’altra pennellata di bellezza in un brano perfetto.
Il tempo di autocompiacersi dell’acquisto del disco e parte il secondo brano, ‘Prisoner of conscience Part 1: The soldier’:

https://youtu.be/gCIMLShkcjw
bombardamenti a tappeto, poi flauto, sitar, percussioni ed emozioni che rubano il respiro, come ai vecchi tempi. Avvertenze per l’uso: il refrain, ripreso più volte nel corso dei 19 minuti del brano, ruoterà nella testa per intere settimane.
Dal 4° minuto in poi siamo dalle parti del Prog più ispirato, quello ha reso la tua vita migliore. Brividi.
Poi la furia degli intrecci elettrica/tastiere, come ai tempi di ‘The gates of delirium’, per prepararti di nuovo al cantato di Filkins (all’epoca Jon Anderson), che ti lucida gli occhi. Siamo ben oltre l’amore.

‘Prisoner of conscience Part 2: The ordinary man’ è un ottimo brano, grazie agli eccellenti tre minuti iniziali.
Segue ‘Epitaph for a mariner’, che se questo non è Rick Wakeman dev’essere il fratello gemello.
Altra suite, 20 minuti intensi, mai troppi per chi è cresciuto a pane e ‘Close to the edge’.
https://youtu.be/mzHd1MPyPDE
Certo, dopo aver ascoltato i primi due brani tutto sembra relativo, ma anche qui la vena compositiva e l’abilità tecnica rendono tutto più bello.
Sempre gli Yes dietro l’angolo, rimodernati come il New Prog sa fare; lunghe cavalcate strumentali (ottimo John Sammers alle tastiere ) sfociano a metà canzone dentro gli anni ’70, con accordi di chitarra che citano chiaramente ‘Onward’ degli Yes che, evidentemente, Sean Filkins (come il sottoscritto) ha eletto come migliore Band della Storia
. La t-shirt parla chiaro:

Nel finale, spruzzate di Rush, ma nulla di derivativo, solo un grande album di un artista che sembra dire “Questo è ciò che avrei potuto dare, se me ne aveste dato la possibilità. E ora andate tutti a fare in culo, è troppo tardi.”
Chiude il disco ‘Learn how to learn’, sette minuti di poesia. Perchè il Progressive è cuore e nervi, epidermide e sudore. E’ la Musica, la più bella che sia mai stata creata.
https://youtu.be/p9LryX4OD4E

P.S. Il Cd, ormai fuori catalogo, viene venduto dai collezionisti a 1400 euro: significherà qualcosa?



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