Primo Maggio

Veleni di Maggio, le cose che detesto, le prime che mi vengono in mente e che mi attorcigliano lo stomaco:
– le oche starnazzanti dei live di Ligabue, che rendono ogni canzone una filastrocca da Zecchino d’oro. Replicano anche i sussurri dell’artista emiliano.
Conati di vocali, dolci ululati da far accapponare la membrana dei coglioni.
Se non lo considerassi artista vero, grazie al suo indubbio talento, comprerei tutti i suoi dischi dal vivo per bruciarli;
– il Covid 19 ha avuto un merito: far cancellare il concerto del 1° Maggio, l’assembramento di cantanti (perlopiù sconosciuti) privi di talento. E’ il Festival di Sanremo della sinistra, dove i Ricchi e Poveri e Al Bano e la Power farebbero la loro porca figura. D’altronde, se ci possono suonare quelli con le tessere di partito giuste (son quelli che campeggiano ogni anno sulle vetrine delle librerie Feltrinelli, tanto per essere chiari e non beccare querele), con la divisa cubana che fa tanto intellettuale, anche se son figli di papà raccomandati, che hanno speso trent’anni della loro vita per imparare tre-accordi-tre, ci può suonare chiunque. Anche un sordomuto armato di solo tamburello.

Ricordo l’edizione di una decina di anni fa dove fecero salire sul palco l’immensa Premiata Forneria Marconi solo a mezzanotte, ai titoli di coda: una vergogna nazionale;
– sempre più spesso mi succede di guardare film italiani dove si fa riferimento alla Roma e al Punk, mitizzandoli. Praticamente, l’esaltazione del nulla; due passaggi a vuoto della materia cerebrale elevati a simbolo.
In ogni film di Bruno, di Max Tortora, di Brizzi, di Giallini, e di chissà quanti altri, la roma e il punk (e insulti alla Lazio, perchè il 26 maggio li ha cancellati dal calcio): la Catis ringrazia con devozione;
– i film italiani non si sentono. Se lo mettano in testa, una volta per tutte: i dialoghi in presa diretta sono inascoltabili, si fa fatica a decifrarli. Già bisogna sopportare colonne sonore incolori, che non suscitano emozioni, al solo fine di risparmiare. Poi, sempre per risparmiare, non si effettuano i doppiaggi. Se ci si aggiunge che gli autori lasciano a desiderare, si ha il quadro definitivo della stato del cinema italiano. Non sarebbe male produrre un limitato numero di film, ma di qualità migliore, fregandosene di chi nel cinema ci lavora, delle ‘maestranze’ e altre cagate di questo tipo: non è obbligatorio fare cinema, ci si può tranquillamente alzare alle 5 del mattino e andare a lavorare.
Erano solo un pò di veleni arretrati, qualcuno doveva vomitarli.





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