Scott Cossu

Considero il jazz una sorta di deviazione mentale: prendere sette note e seviziarle fino a renderle tutt’altro, irriconoscibile e diagonale.
Grazie all’opera dell’americana Windham Hill, negli anni Ottanta soprattutto e con i risultati migliori, fu possibile allargare gli orizzonti sino ai confini dell’apprezzabile, in alcuni casi persino sublime.
Prima e dopo Switchback l’americano Scott Cossu produrrà album che non passeranno alla storia, ma questa disco resta il suo gioiello, la vetta della sua carriera: classica, jazz, fusion mescolati con estrema eleganza, a volte introspettivo, in altre sereno, comunque splendidamente ispirato.
Già dall’avvio del disco si capisce che il viaggio sarà colorato, profumato, e quando si passa dalle parti di ‘Country faire’ si ha la conferma che i colori scelti sono quelli giusti
https://youtu.be/w53VXXRttuw Bellissima.
La seconda facciata regala tutto il meglio che l’autore può tirare fuori dal cilindro: ‘Manhattan underground’ è una meraviglia
https://youtu.be/7pJmnhDsDRA
‘A child’s eyes’ (Jenny’s song) è il Capolavoro dal quale non puoi prescindere: pianoforte, archi, chitarra, in una orchestrazione che ti lascia senza forze, vinto.
https://youtu.be/2Mz-JKNO3Lk
Uno dei brani di New Age (termine impuro e quanto mai inappropriato) più belli mai ascoltati.
Disco gradevole, in alcune tracce profondissimo.
‘Last snow’ è una nuova sorpresa, un nuovo colpo al cuore.
https://youtu.be/XaRXviCHMvY
…e poi ‘Beyond the looking glass’, per confezionare meglio il regalo.
1989, un anno fondamentale e sublime. Anche per merito di questo disco.
Voto: 8/10

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